The Dodder

The Dodder

In occasione della settima edizione di ART CITY Bologna,“The Dodder” di Marina Gasparini e Serena Piccinini, a cura di Leonardo Regano, promosso nell’ambito delle iniziative collaterali alla nuova edizione di Arte Fiera.  

Le due artiste hanno intessuto uno stretto dialogo con gli spazi della antica cisterna costruita da Tomaso Laureti nel XVI secolo, realizzando un grande progetto site-specific ispirato alla suggestiva location. Conosciuta anche con il nome di Bagni di Mario, la Conserva di Valverde è stata scelta da Marina Gasparini e Serena Piccinini per la sua caratteristica di luogo deputato alla raccolta delle acque dai vicini Colli per convogliarle nel cuore del centro storico di Bologna, alimentando la celebre Fontana del Giambologna dedicata al dio Nettuno. Persuase dal continuo e secolare fluire delle acque, le due artiste si sono confrontate con l’idea del viaggio e della scoperta di mondi sotterranei e sconosciuti, un’idea scelta come metafora di un’esplorazione più ampia del sé e del rapporto Io – Mondo.

Serena Piccinini attualizza il mito di Ulisse, la sua ricerca della verità e della strada per il ritorno a casa in un percorso che si rivela fisico e immaginario al tempo stesso, attraverso l’incanto di opere che affascinano e turbano nel loro modo di radicalizzare lo spazio della Conserva in un mondo altro, trasognante e perturbante nello stesso momento. Nel lavoro di Serena Piccinini la delicatezza e la mostruosità convivono alternandosi e completandosi. La monumentale Cariddi accoglie lo spettatore all’ingresso della sala ottagonale, respingendolo in un tragitto obbligato.

Con il suo “The Dodder “- l’opera che dà il titolo alla mostra – Marina Gasparini emula l’essenza filiforme dell’omonima pianta parassita (meglio nota come Cuscuta) che infesta anche i muri della Conserva di Valverde, con una grande installazione che ne ripercorre cunicoli e punti di passaggio a partire dagli ambienti centrali. Ispirata dalla lettura dei testi di Hélène Smith, celebre medium svizzera vissuta tra il XIX e il XX secolo, Marina Gasparini riscopre una singolare analogia tra i luoghi della Conserva di Valverde, desolati e apparentemente inabitati, e i paesaggi alieni descritti dalla Smith nelle sue visioni. Nel rosso dell’architettura, l’analogia con le lande marziane di cui parla la medium ginevrina si carica di un’ulteriore suggestione che porta l’artista a rinserrare questo rapporto nelle sue installazioni. Ne  “Le plus joli rêve” il motivo filiforme del cammino del dodder ritorna nell’andamento zigzagante dell’opera, ispirata al tracciato delle onde celebrali della Smith registrate durante uno dei suoi momenti di trance medianica. Nella Sala della cisternetta, le quattro sculture del “Chercher de sources”, “Creuseur”, “Porteur d’Eau sacreè”, “Voyageur”,  s’ispirano agli ideogrammi della lingua marziana e ricordano la valenza che il filo ha nella mistica. Il rimando è ai sutra, ai componimenti della tradizione vedica che hanno il compito di svegliare la nostra memoria di esseri connessi al divino. Il filo torna qui come segno e ornamento, motivo di una ricerca che Marina Gasparini porta avanti mescolando riferimenti e citazioni, vivificando nel sacro linguaggio dell’arte l’esperienza del quotidiano e dal confronto tra i diversi piani che compongono l’essere.

http://agenda.comune.bologna.it/cultura/marina-gasparini-e-serena-piccinini-the-dodder?fbclid=IwAR1u_zS3YlMQbYCW-S4Xy62o5fOe5F2dMLZAa6THfnh9GJn_FoyorbMdOwo



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Pubblicato da Ètv su Lunedì 28 gennaio 2019

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=61036&IDCategoria=204

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